Franz Di Cioccio, l’anima della Pfm: “75 anni e non mi fermo”

Franz Di Cioccio_ foto di Orazio Truglio(1)

Il celebre batterista, tra i fondatori della Premiata Forneria Marconi, si racconta: dagli inizi a Milano a quella volta a un passo dai Led Zeppelin…

Franz Di Cioccio_ foto di Orazio Truglio(1)Franz Di Cioccio – Credits Emanuele Giacomini

ROMA – “Compio 75 anni, ma a smettere non ci penso proprio”. Quando si dice l’entusiasmo. Dopo tanti anni di carriera, in cui i successi non hanno certo appagato la sua voglia di fare musica, Franz Di Cioccio guarda come sempre al futuro, che significa nuovo album con la Pfm, l’ennesimo risultato di una produzione che non ha eguali in Italia. Nato in provincia de L’Aquila, a Pratola Peligna, il 21 gennaio del 1946, si trasferisce a Milano giovanissimo. Nel 1964 l’incontro decisivo per la sua carriera artistica: conosce infatti il chitarrista Franco Mussida, con cui darà vita ai ‘Quelli’, una band di genere beat, poi diventata Premiata Forneria Marconi. Curiosità: cantante dei Quelli era Antonio Teocoli, poi divenuto famoso come presentatore e comico con il nome di Teo.

In quegli anni “facevamo cover”, ricorda Di Cioccio all’agenzia Dire, sottolineando quanto fu importante la produzione di band come quella dei King Crimson, che con il loro rock progressivo diedero un indirizzo diverso alla musica a livello planetario, soprattutto con canzoni come ’21st Century Schizoid Man’, che la Pfm ha riproposto dal vivo con successo. “Era un brano di una svolta storica- ricorda- La musica andava da altra parte, ti dava grandi possibilità, non rimanevamo in un genere determinato”. Ricorda quindi un episodio fondamentale nella storia della Pfm, all’inizio degli Anni 70: “Il nostro manager aveva portato in Italia i Deep Purple. Eravamo al Palasport di Bologna e noi eravamo il gruppo che doveva aprire il concerto. Suonammo quella canzone, c’era un passaggio con degli stacchi che facemmo guardando per terra perché avevamo calcolato il tempo giusto. Chi ci vedeva diceva ‘ma come fanno a trovarsi?’ Alla fine ci fu una esplosione di gioia talmente forte che pensavano fossimo inglesi“.

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