ROMA – Sartoria e informatica, falegnameria e artigianato. Opportunità di lavoro e antidoto al veleno della militanza e della violenza. “È la mancanza di lavoro a spingere i nostri ragazzi nelle braccia dei gruppi armati, con l’idea che il saccheggio almeno permetta di sopravvivere” dice Florentin Bushambale. Parole scandite in videocollegamento da Uvira, in riva al Lago Kivu, all’estremità orientale della Repubblica democratica del Congo. Sull’altra sponda c’è il Burundi, da questo lato invece i ragazzi del Centre Stefano Amadu, gestito dall’Associazione di bambini e giovani lavoratori di Uvira (Aejt). “Insieme con noi sono circa in cento” calcola Bushambale, presidente 28enne, rispondendo alle domande dell’agenzia Dire. “Erano i più deboli e marginalizzati in questa città, in qualche caso bambini-soldato: ora confezionano capi di abbigliamento di qualità, sandali e suole resistenti, oggetti d’arte e arredamento per interni che vengono anche esportati”.

UVIRA È AMBITA IN QUANTO SNODO CHIAVE
Uvira è uno snodo chiave nella regione dei Grandi Laghi. Oltre il Lago c’è il Burundi, a ovest la regione del Katanga con i giacimenti di coltan e cobalto e il corridoio minerario che porta nello Zambia. Forse anche per questo nella zona si concentrano appetiti e ingerenze, focolai di conflitto e abusi che non si sono spenti nemmeno dopo i milioni di morti di quella che fu definita la “Guerra mondiale africana”, combattuta tra il 1998 e il 2003. “I gruppi armati infestano l’altipiano di Minembwe, qui vicino” denuncia Bushambale: “Ci sono i congolesi Mai Mai che si battono contro gli stranieri arrivati da Burundi e Ruanda: formazioni che si chiamano Red Tabara, Tugwenehe, Forze nazionali di liberazione, Biloze Bishambuke o Forebu”. Anche la strada principale, la numero cinque, che collega Uvira alla città di Bukavu, è ad alto rischio. “Agguati e sequestri da parte dei gruppi armati avvengono con regolarità” dice Bushambale.
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Il suo, allora, è un impegno di autodifesa. Una storia cominciata anni fa, con le difficoltà per la sua famiglia derivate da un incidente che aveva compromesso la mobilità del padre.