
Laura Inno
ROMA – La disparità di genere nella cura di casa e famiglia è questione anche di numeri. Impietosi, come quelli rilevati nei primi sei mesi del 2020 sugli articoli scentifici a firma femminili. Sono stati raccolti da tre donne di scienza che, grazie alla finestra aperta dal lockdown sulla vita domestica degli italiani, hanno sancito quello che si dice da tempo: se bisogna scegliere tra chi deve lavorare e chi deve curare, la cura tocca alle donne. Come hanno fatto? L’astrofisica Laura Inno dell’Università Parthenope di Napoli, Alessandra Rotundi, professoressa ordinaria sempre alla Parthenope, e Arianna Piccialli, ricercatrice del Royal Belgian Institute for Space Aeronomy di Bruxelles hanno messo mano ai dati pubblici relativi alla pubblicazione di articoli scientifici di ambito astronomico e hanno riscontrato un netto calo di firme femminili nel periodo del lockdown. Hanno poi inviato una lettera pubblica alla prestigosa rivista Nature Astronomy con i risultati: rispetto a una media calcolata sugli ultimi tre anni, nei primi sei mesi del 2020 le ricerche a prima firma di una donna sono calate, mentre quelle con un ricercatore uomo come primo firmatario sono addirittura aumentate. Non solo. Hanno valutato che questi dati sono anche sottostimati. “Volevamo porre l’accento su un fatto oggettivo: le donne hanno pagato di più le spese del lockdown per quanto riguarda la carriera. Nel periodo di marzo-aprile, quando ci sono state le prime restrizioni, c’è stato un bel dibattito. In articoli di opinione, anche su Nature, si supponeva che ci sarebbero stati effetti di questo tipo, cioè che le donne sarebbero state svantaggiate per come è distribuito il lavoro domestico nelle famiglie”, racconta Inno, raggiunta dalla Dire per la rubrica ‘Donne e scienza’ di DireDonne. “Siamo tre donne a firmare l’articolo, noi eravamo alle prese con la ricerca e la didattica a distanza e le mie colleghe anche con la famiglia e la gestione di bambini. La faccenda ci toccava sul personale. Avevamo visto che in questi articoli c’era costume, ma non approccio tecnico.