(Ph Credits Andrea_Avezz)
VENEZIA – “Un’ode all’umano immerso nelle oscurita’ della guerra”. E’ ‘Notturno‘ il nuovo film di Gianfranco Rosi, che torna alla Mostra del Cinema di Venezia dopo ‘Sacro Gra’, con il quale si aggiudicato il Leone d’Oro nel 2013, per raccontare l’umanita’ di chi vive in Medio Oriente, ai confini con i luoghi di guerra, fra Iraq, Kurdistan, Siria e Libano. Tre anni di lavoro gli hanno permesso di realizzare meravigliose ‘fotografie in movimento‘ di un vissuto lontano, fatto di persone, della loro forza vitale, di quell’ ‘ostinata sopravvivenza’, come la definisce il regista che li fa andare avanti, e della loro ‘normalita”. “Questo film inizia dove finiscono il reportage e i titoloni dei giornali“, ha dichiarato oggi Rosi in conferenza stampa al Lido- e non vuole dare risposte (circa i conflitti in Medio Oriente ndr)”. Al suo interno un mosaico di storie: da quella dei bambini vittime della violenza dell’Isis, che raccontano il loro vissuto attraverso dei disegni, a quella delle guerrigliere peshmerga in difesa delle postazioni di battaglia, dai terroristi dello Stato Islamico ammassati in un carcere, all’ascolto dei messaggi vocali da parte di una madre della figlia catturata dall’Isis che chiede aiuto. Il tutto lavorando in sottrazione, per essere essenziali e non didascalici.
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“‘Notturno’ racconta la quotidianita’ delle persone. Le storie dei personaggi sono universali, ogni situazione ha un forte senso archetipico”, ha proseguito il regista, che per questo motivo ha deciso di non specificare nella pellicola i luoghi in cui le singole storie si svolgono. “Non volevo dare una dimensione geografica al film. Le storie si uniscono in una dimensione astratta, di trasformazione della realta’. Volevo che la geografia si annullasse e diventasse psicogeografica”. La guerra e’ presente negli spari che si sentono in lontananza e in uno spettacolo teatrale messo in scena in un ospedale psichiatrico.