ROMA – Si e’ sentito molto parlare di trattamento respiratorio e di riabilitazione respiratoria nei pazienti che sono risultati positivi al Covid-19. Il recupero delle loro funzionalita’ necessita di protocolli individuali perche’ questa nuova malattia ha insegnato che la reazione di ogni paziente e’ diversa e cio’ e’ dovuto non solo alla carica virale bensi’ alla situazione clinica di partenza del soggetto. Ma come hanno risposto le struttura, soprattutto nei territori maggiormente colpiti dalla pandemia? E il recupero post polmonite interstiziale e’ totale oppure no? A fare chiarezza in merito e a raccontare anche i progetti formativi nel campo della riabilitazione respiratoria e’ Ludovico Trianni, pneumologo e primario dell’ospedale privato Villa Pineta a Modena.
– Villa Pineta e’ un unicum a livello regionale e nazionale per la cura e il trattamento in ambito respiratorio. Questo periodo emergenziale ha messo a dura prova il sistema. Come siete riusciti a fronteggiare il periodo e di cosa fare tesoro per essere pronti in un futuro a pandemie tipo questa?
“E’ indubbio che una pandemia di tale portata ha disarticolato tutta l’organizzazione sanitaria. Anche noi, a Villa Pineta, abbiamo subito uno stress test da cui impareremo molto nella gestione di una patologia che si prospetta possa durare nel tempo. C’e’ stata una forte sinergia tra noi e il Ssn pubblico. Questo ha implicato una organizzazione giornaliera per essere di supporto ai reparti di emergenza-urgenza travolti dalla pandemia e per intervenire nei pazienti dopo la fase acuta. L’altro grande nostro sforzo e’ stato quello di organizzare l’assistenza degli anziani, che occupano gran parte dei posti letto di Villa Pineta. Dall’inizio abbiamo capito che la Rsa potesse diventare un grande focolaio. Per evitare che cio’ accadesse, una domenica ci siamo riuniti per organizzare una zona rossa, con percorsi per gli operatori in entrata e in uscita dove questi potessero dotarsi di dpi. Inoltre abbiamo organizzato i pazienti Covid positivi in stanze singole e abbiamo dimesso tutti i pazienti che potevano tornare a casa, per creare un grande reparto di 50 stanze singole per Covid positivi monitorati attraverso i tamponi e i test sierologici.