Il Palio di Siena, il ‘cencio’ e le pennellate di Guttuso e Botero

AGI – C’è un museo diffuso all’interno delle vecchie mura che circondano Siena. Per visitarlo basta avere il tempo per andare nelle sedi storiche delle diciassette contrade dove sono custoditi, con molta cura, gli antichi costumi, per i senesi “le monture” con le quali i contradaioli sfilano durante il corteo storico che precede il palio.

Ora rimasti negli scaffali in quest’anno di pandemia che ha impedito le corse della storica manifestazione. Nelle sedi sono custoditi anche quadri, documenti, libri e tutto ciò che fa riferimento al palio. Ma soprattutto sono in bella mostra alle pareti i drappelloni, conquistati da ogni contrada nel corso del tempo. Alcuni di quelli  dei primi anni della festa senese magari sono andati perduti ma con il passare del tempo la conservazione si è fatta più rigorosa. Tra gli artisti che si sono nel tempo cimentati nel dipingere il ‘cencio’ come i senesi chiamano il drappellone, anche Guttuso e Botero.

Tanto che oggi  nei musei delle contrade si trovano delle vere e proprie opere d’arte di pittori più o meno famosi dalle quali emerge la storia della città ma anche, di riflesso quella del nostro paese. I senesi hanno dedicato i drappelloni ad alcuni eventi della storia nazionale e anche locali.

Sui drappelloni passa la storia

Racconta Armando Santini, archivista della contrada dell’Onda: “Il 27 aprile del 1860 fu disputata una corsa straordinaria per l’arrivo a Siena dell’allora Re di Sardegna Vittorio Emanuele II che sarebbe divenuto re d’Italia nel 1861. Nel palio, vin

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