ROMA – “Signor Presidente, perché siamo qua?” È con questa domanda impegnativa, che il senatore M5s Andrea Cioffi inizia ieri in Senato il suo intervento nella discussione generale sulla fiducia al governo. Un discorso molto diverso nel tono e nei contenuti da quello dei colleghi, un’orazione già diventata a suo modo un ‘cult’ della rete e dei social. Cioffi, ex sottosegretario allo Sviluppo, si risponde subito: “Siamo qua per essere il popolo. Cittadini che prestano il loro cuore e la loro testa al servizio del popolo”. Uomini e donne – aggiunge- che “non sono macchine o numeri” ma “l’essenza profonda del nostro agire e della nostra responsabilità. Siamo noi quando andiamo al mercato, siamo noi quando siamo fuori da questo palazzo, siamo noi quando ci scontriamo con il dolore e la gioia della nostra esistenza. Quanto dolore c’è fuori, ma anche quanto amore”.
Cioffi riscontra le ragioni per votare la fiducia al governo in dimensioni finora inesplorate. “Dobbiamo sentire fluire quel dolore, quello sgomento che sentono i cittadini per riportare al centro dell’azione il senso di fratellanza. Non lo sentite dentro di voi il dolore, il dolore della gente? E noi siamo qui a parlare di un problema di stabilità, che si intreccia e nasce dall’egoismo, anzi dall’egotismo” da “quell’ego che tanto fa e tanto disfa, quell’ego distruttore che non fa altro che esaltare il senso dalla vanità“.
Cioffi non cita il dibattito politico in corso. Neppure Matteo Renzi, il leader che ha innescato la crisi. Il senatore M5s vola alto. “Tenetevi le ghiande e lasciateci le ali: noi siamo oltre quella vanità; sentiamo sulle nostre spalle il peso di quella grande massa di persone che combatte con la propria fatica quotidiana e si è allontanata dalla voglia di volare come un gabbiano”.
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