ROMA – Non c’è Natale senza regali, abbuffate e… ‘Una poltrona per due’. Da oltre un ventennio la commedia con protagonisti Dan Aykroyd, Eddie Murphy e Jamie Lee Curtis è un appuntamento fisso per gli italiani sul piccolo schermo, tanto che da un paio è possibile scommettere sullo share che registrerà il film. Già perché, nonostante le innumerevoli repliche, la commedia firmata da John Landis, ogni anno continua a tenere incollati allo schermo in media 2 milioni di spettatori.
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IL PERCHÉ DEL SUCCESSO DI UNA POLTRONA PER DUE
Ma perché è tanto amata questa pellicola? Non si può neanche definire veramente un film di Natale. Ne è una dimostrazione anche il suo esordio nelle sale americane, datato 8 giugno 1983. Fu un grande successo, il film si piazzò quarto nella classifica degli incassi annuali. In Italia, invece, arriva a gennaio dell’anno successivo e non riscontra lo stesso successo, eppure sul piccolo schermo è diventato un cult. Che lo si lasci semplicemente come sfondo silenzioso della cena della vigilia, o ci si piazzi davanti lo schermo, immobili, ripetendo ogni battuta a memoria, non può mancare, come pandoro e panettone. “A Natale vogliamo sentirci raccontare sempre la stessa storia”, aveva ipotizzato la direttrice di Italia Uno Laura Casarotto per spiegare questo fenomeno. Ma non basta. Probabilmente il punto di forza sta, oltre nell’innegabile vena comica della pellicola, nel riscatto finale dei protagonisti.
UNA POLTRONA PER DUE, TRAMA E FINALE
La storia è quella di una scommessa, quella che fanno i facoltosi fratelli e broker della finanza Mortimer e Randolph Duke, sconvolgendo la vita di due persone che si erano solo casualmente incontrate per strada a New York: il ricco agente di cambio Louis Winthorpe III e lo straccione Billie Ray Valentine, rispettivamente Dan Aykroyd ed Eddie Murphy. Scambieranno le vite delle loro vittime con uno stratagemma, scommettendo un dollaro. L’obiettivo dell’esperimento sociale è capire se gli uomini sono geneticamente predisposti al crimine o se che sia sia l’ambiente nel quale si cresce a determinare l’agire e le abitudini,