AGI – “Svelare mandanti e depistatori nascosti nelle strutture dello Stato rafforza la nostra democrazia e restituisce dignità al Paese”: è schietto il manifesto scelto dai parenti delle vittime per il 41esimo anniversario della strage del 2 agosto 1980.
Un appello alla piena verità che affianca il nuovo processo sui mandanti dell’attentato più sanguinario dal Dopoguerra.
La mattina di sabato 2 agosto, alle 10.25, una bomba di grande potenza esplode alla stazione ferroviaria di Bologna. La deflagrazione fa crollare un tratto del fabbricato lungo 50 metri, che ospita i locali del ristorante e delle sale di attesa di prima e seconda classe.
I morti sono 85 e oltre 200 i feriti. Tra le macerie alla ricerca dei corpi sepolti scavano anche a mani nude, pompieri, vigili urbani, forze di polizia, ma anche semplici cittadini. Polvere, grida e sangue.
Dopo 41 anni il tassello mancante sul fronte delle verità processuali è sempre leg