GENOVA – “Oggi abbiamo due tipi di vaccini, quelli a mRna e quelli a vettore virale. Trovo abbastanza assurdo e sbagliato che le persone scelgano il vaccino, qui non è che si tratta di scegliere una borsa o un paio di scarpe. Noi medici abbiamo studiato una vita per capire, leggere gli studi clinici: quindi, o si pensa che noi medici siamo lì per fare il male della gente oppure bisogna fidarsi dei medici e del sistema sanitario che deciderà A, B o C”. Lo scrive su Facebook il direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti.
“Se non ci fidiamo e vogliamo essere noi a decidere quale vaccino fare, a questo punto è un meccanismo perverso– aggiunge l’infettivologo- gli enti regolatori sono lì per fare quel mestiere, per stare dalla parte della gente, se invece si pensa che sono lì per fare gli interessi delle case farmaceutiche, allora non abbiamo capito niente. Sono gli stessi enti regolatori che ci permettono di avere farmaci, grazie ai quali viviamo così a lungo, come antitumorali, antibiotici, antiipertensivi, ecc. O quell’ente e la medicina è buona in toto o non può essere buona solo quando ci fa comodo”.
“IL DECRETO RIAPERTURE? VERSO NORMALITÀ CONTROLLATA E PROGRESSIVA”
“Il decreto riaperture? Lo interpreto, da una parte, come un segno di fiducia nei confronti dei cittadini, dall’altra, un modo per dire: attenzione, con questo virus continueremo a farci i conti ancora per molto tempo, anche se con numeri diversi, quindi è il caso di tornare a una normalità controllata e progressiva, da fare in sicurezza, con un percorso a step”. Lo scrive su Facebook il direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti. “Questa pandemia è giunta inaspettata e ci ha colto di sorpresa- riflette l’infettivologo- tre epidemie erano arrivate sempre dalle stesse aree geografiche, anche in passato. Non è escluso che ce ne possano essere altre nel futuro, sia di tipo virale, ma anche legate ai batteri resistenti, dato che in questo periodo di pandemia si stanno utilizzando gli antibiotici molto male. È quindi giusto continuare a lavorare anche investendo in formazione, in strutture, in cooperazione tra Paesi a livello internazionale”.