Scuola e plusdotazione, ragazzo gifted: “Intelligenza è essere se stessi”

Di Manuela Boggia e Rachele Bombace

ROMA – “L’intelligenza è essere se stessi”. Definisce così la sua plusdotazione un ragazzo gifted ed è su questo che l’Istituto di Ortofonologia (IdO) punta la sua attenzione: “Far capire che al di là del funzionamento, è importante che ogni individuo plusdotato si sintonizzi con sé stesso e con tutto ciò che ruota intorno al suo Quoziente Intellettivo (QI)”. Per Laura Sartori, psicoterapeuta dell’età evolutiva e coordinatrice del progetto Gifted dell’IdO, c’è ancora molto da fare nell’ambito della plusdotazione. La terapeuta lo ribadisce al convegno in diretta streaming, che celebra i 50 anni di attività dell’Istituto e totalizza 22.000 visualizzazioni nei primi tre giorni.

Come il concetto di intelligenza, anche quello di plusdotazione è in continua ridefinizione, ma quando i gifted raccontano cosa sia per loro l’intelligenza, “riescono a farci capire la loro velocità, questo affollamento di pensieri divergenti o, potremmo dire, arborescenti. Hanno una capacità di processare le informazioni che genera tutta una serie di risposte, idee e associazioni alternative decisamente superiore a quelle prodotte da un soggetto con un QI nella media. Vivono in un mare di possibilità e di elementi creativi e originali- spiega la specialista- che a volte, però, può creare anche un affaticamento e una dispersione all’interno del loro divergere del pensiero”.

Verosimilmente, sottolinea il neuropsichiatra infantile dell’IdO Davide Trapolino, “la plusdotazione ospita in qualche modo il germe di un genio dentro quello del plusdotato. Ma il genio per definizione coglie ciò che gli altri non riescono a cogliere. Questo dono sembra essere bilanciato da un rischio costante di non aderire esattamente al cosiddetto senso comune. Quindi- precisa il neuropsichiatra- vedere le cose diversamente dall’altro non è soltanto un dono, può diventare una dannazione che amplia lo scarto tra me e la realtà trasformandosi in una difficoltà di ordine relazionale”.

A livello epidemiologico i dati sono noti. Se si considerano i soggetti che hanno un QI maggiore o uguale a 130 si parla di circa il 2,5% della popolazione,

 » Continua a leggere su DIRE.IT…