Codogno (Lodi) – Un anno di lotta contro il Coronavirus, un anno da anestesisti-rianimatori in prima linea: questa è la storia raccontata oggi dove tutto cominciò dai rappresentanti della Siaarti, la Società italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, che durante una conferenza stampa allestita nella sala congressi dell’ospedale di Codogno ha tracciato il bilancio di quanto fatto fino ad oggi e soprattutto quanto la professione ha in programma di fare per continuare a rispondere alla quotidianità ed alle emergenze. “Cose che abbiamo fatto, cose che faremo” è il titolo con cui si è deciso di ‘vestire’ l’importante appuntamento, trasmesso via streaming e aperto a numero limitato, nel proscenio di quello che a tutti gli effetti è il luogo simbolo della lotta al Covid-19, italiana e non solo.
“Abbiamo dato il massimo in un anno davvero impegnativo e vissuto sempre in trincea”, afferma la presidente Siaarti Flavia Petrini, che ha introdotto la mattinata con i ringraziamenti “a tutti le colleghe e i colleghi italiani, che dal 21 febbraio 2020 fino ad oggi hanno permesso una gestione continua dell’emergenza pandemica, senza risparmiarsi”, creando insieme agli altri sanitari coinvolti “quel baluardo assistenziale che ha permesso di salvare vite e di aiutare il Servizio sanitario nazionale a resistere in condizioni realmente estreme”.
A iniziare da Annalisa Malara, l’anestesista allora in servizio a Codogno che riuscì a diagnosticare il primo caso di Coronavirus italiano, quasi un anno fa, che ha presenziato all’evento insieme al direttore della Scuola di specializzazione in anestesia dell’Università Statale di Milano, Antonio Pesenti, il coordinatore della rete terapie intensive della Regione Lombardia (oltre che responsabile dell’area ‘rianimazione-TI’ Siaarti), Giacomo Grasselli, il coordinatore regionale Siaarti, Giuseppe Foti, il direttore del reparto anestesia dell’Ospedale Maggiore di Lodi, Gianluca Russo, il direttore della scuola di specializzazione dell’Università di Pavia, Francesco Mojoli, e il presidente Aaroi-Emac, Alessandro Vergallo. Un dialogo aperto, con diverse e dirette testimonianze in cui sono stati messi a fuoco i ruoli essenziali svolti dalla rete lombarda delle terapie intensive e degli anestesisti-rianimatori come ‘primo baluardo’ della salute degli italiani.