Il 68% delle ong prevede un bilancio in perdita per il 2020

Si tratta di uno tra i dati salienti pubblicati da Open Cooperazione, la piattaforma che aggrega i dati di trasparenza delle organizzazioni italiane attive nel settore e che ha recentemente realizzato un’indagine sull’impatto della pandemia di Covid-19

ROMA –  Il 68% delle organizzazioni non governative prevede un bilancio in perdita per il 2020: si tratta di uno tra i dati salienti pubblicati da Open Cooperazione, la piattaforma che aggrega i dati di trasparenza delle organizzazioni italiane attive nel settore e che ha recentemente realizzato un’indagine sull’impatto della pandemia di Covid-19. Da questa emerge che l’anno 2020, nonostante l’importante mobilitazione messa in campo dalle ong in Italia e nel mondo per contrastare gli effetti della pandemia, si chiude male da un punto di vista economico: il 28 per cento delle organizzazioni prevede di perdere tra lo zero e il 10% del proprio bilancio, il 20% tra il dieci e il 20%, mentre un altro 20% delle ong teme di perdere oltre un quinto del proprio bilancio.
   
A soffrire è in particolare la raccolta fondi: la pandemia ha spostato in modo repentino le priorità dell’opinione pubblica, come sottolinea Elias Gerovasi, curatore di Open Cooperazione. Le donazioni degli italiani – si legge nella nota – hanno registrato una virata importante verso gli enti sanitari che hanno affrontato direttamente la pandemia in Italia con in prima fila le fondazioni degli ospedali più importanti del Paese. Le ong, nonostante siano sempre più impegnate anche sul campo in Italia, restano conosciute principalmente per il loro lavoro all’estero.

Nel 2019, in epoca pre-pandemia, la sommatoria delle entrate arriva a 1.022.838.429 di euro, registrata dalle principali ong italiane. Di queste, il 62% arrivano da donatori istituzionali e il restante 38% da donatori privati. Stabile la fetta di risorse derivanti dall‘Agenzia italiana per la Cooperazione (Aics) e dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (35%), così come quella dall’Unione Europea (35% – Ue+Echo), il 17% arriva dagli enti territoriali attraverso la cooperazione decentrata e il restante 12% da agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali.

 » Continua a leggere su DIRE.IT…