ROMA – Nel decidere se andare avanti in questo articolo, ciascun lettore potrebbe cambiare idea più volte. E se per un osservatore sarà chiara la decisione finale che verrà intrapresa, se continuare o meno a leggere l’articolo, qualsiasi processo cognitivo interno e precedente all’operare una o l’altra scelta sarà oscuro a chiunque, tranne al soggetto che decide. Ecco che, da poco più di una settimana, tutte queste considerazioni potrebbero essere stravolte. La Stanford University inaugura, infatti, una rivoluzione negli studi cognitivi e neurali sviluppando un sistema, si legge su neuroscience.com, che è in grado di leggere prima, e decodificare poi, come un cervello intraprenda il processo decisionale.
Recentemente pubblicato su ‘Nature‘, l’innovazione dello studio cognitivo firmato da Diogo Peixoto e colleghi è disarmante: con l’ausilio di un algoritmo appositamente elaborato, i ricercatori pongono al centro dello studio ‘l’esitazione clandestina’: tutta quella serie di deliberazioni cognitive che precedono una scelta e “che si riflettono nell’attività neurale”. In questo modo, la ricerca è riuscita a mappare un processo decisionale “in tempo reale”, riuscendo, peraltro, a decodificare il flusso dell’indecisione che può incorrere lungo il percorso. “Fondamentalmente- commenta William Newsome, coautore senior dello studio- gran parte della nostra attività cognitiva è dovuta all’attività neurale in corso, che non si riflette nel comportamento. È eccitante, perciò- aggiunge- che con questa ricerca possiamo identificare e interpretare alcuni di questi stati neurali interni e nascosti“. Ad aprirsi è “una finestra sul mondo della cognizione, rimasto opaco alla scienza finora”, aggiunge.
La ricerca è stata condotta su alcune scimmie che sono state dotate di un impianto neurale delle dimensioni di un’unghia, in grado di riportare l’attività di 100-200 neuroni individuali ogni 10 millesimi di secondo. Durante il monitoraggio, agli animali veniva chiesto di identificare tramite due pulsanti, se alcuni punti in movimento si muovessero verso destra o verso sinistra su uno schermo. “Stavo osservando l’attività di decodifica (dell’impianto neurale) senza sapere cosa stesse facendo in quel momento la scimmia- commenta Peixoto, coautore principale dello studio- e ho potuto affermare che la scimmia avrebbe ‘scelto bene’ diversi secondi prima che lei stessa iniziasse il movimento per riferire la sua decisione”. Tutto sulla base della sua attività neurale. La variabile decisionale creata dagli studiosi,