Tappa a Bologna per ‘Tumore ovarico, manteniamoci informate!’, promossa da Fondazione AIOM insieme ad ACTO Onlus, LOTO Onlus, Mai più sole e aBRCAdabra, con il sostegno incondizionato di GSK
ROMA – Prosegue la campagna ‘Tumore ovarico, manteniamoci informate!’ che oggi fa tappa in Emilia Romagna, dove sono circa 400-450 i nuovi casi di tumore ovarico ogni anno e circa 3.500 le pazienti che convivono con la malattia. Obiettivo dell’iniziativa, promossa da Fondazione AIOM insieme ad ACTO Onlus, LOTO Onlus, Mai più sole e aBRCAdabra, con il sostegno incondizionato di GSK, è invitare le donne e le pazienti a mantenersi informate, perché oggi sul fronte del tumore ovarico sono “molte le cose da sapere e le novità da conoscere”: in primo luogo, i progressi della ricerca e delle terapie che, come spiegano gli esperti, stanno “migliorando sopravvivenza e qualità di vita”, ma anche i test molecolari, che permettono alle pazienti di accedere al trattamento “più appropriato per il proprio tipo di tumore”. Insieme agli eventi territoriali, che vedono la partecipazione di specialisti e pazienti, la campagna informativa fa leva su una serie di attività online e social e su sei video-racconti (diretti da Paola Pessot e narrati dalla voce della testimonial Claudia Gerini) disponibili sul sito web www.manteniamociinformate.it e sui profili Facebook e Instagram della campagna.
In Italia, intanto, ogni anno oltre 5.200 donne ricevono una diagnosi di tumore ovarico e, a causa di sintomi aspecifici o non riconosciuti, in circa l’80% dei casi la malattia viene diagnosticata in fase già avanzata. Oggi però lo scenario è in evoluzione e una delle novità più importanti di questi anni è la possibilità per tutte le pazienti di accedere alle terapie di mantenimento, che permettono di allontanare le ricadute dopo chemioterapia e che si sono dimostrate efficaci su questa neoplasia. “Uno dei progressi più importanti- spiega Stefania Gori, presidente Fondazione AIOM e direttore Dipartimento Oncologico IRCCS Sacro Cuore Don Calabri, Negrar- è la possibilità di utilizzare, in fase di mantenimento dopo la chemioterapia, terapie orali con i PARP inibitori, che hanno aumentato in modo significativo la possibilità di prolungare il tempo libero da progressione di malattia nelle donne con mutazione BRCA.