L’editoriale di Nico Perrone per DireOggi
ROMA – Per il premier Giuseppe Conte è come la 24 ore di Le Mans, una delle gare più difficili al mondo. Bisogna restare sempre lucidi, spingere al massimo evitando di uscire fuori strada e cappottarsi. Mancano due giorni al voto in Parlamento sulla relazione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sulle linee di indirizzo del governo da illustrare venerdì prossimo all’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Al momento, numeri alla mano, al Senato la relazione Bonafede è ad alto tasso bocciatura, stando all’annunciato e più volte ripetuto voto contrario da parte di Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Una bocciatura che, nel caso, non riguarderebbe il solo ministro interessato ma investirebbe in pieno tutto il governo Conte 2. Che fare? In questi ultimi giorni c’è stata un’attività frenetica dentro il Pd, con molti dirigenti che si sono detti favorevoli a trattare con Matteo Renzi, riaprendo la porta chiusa dai vertici nazionali dopo la crisi provocata con le dimissioni delle sue due ministre. Ma non sarà una partita facile o scontata, perché restano in campo tanti ‘rospi’ da ingoiare e passi indietro che molti dovranno fare. Ad esempio, oggi Goffredo Bettini ha tirato fuori il suo carico che, nella sostanza, dice una cosa: se Renzi vuol tornare in maggioranza dovrà prima pagare pegno, fare mea culpa astenendosi e quindi far passare la relazione del ministro Bonafede anche al Senato. Una posizione che, sottotraccia, ha scatenato l’ira di quanti nel Pd si erano spesi per siglare la pace. Anche nel M5S si continuano ad alzare barricate, non solo contro Renzi ma pure sull’eventuale arrivo di truppe berlusconiane: “Per noi sarebbe veramente dura ricucire con Renzi ed anche aprire a Berlusconi”, spiega una autorevole fonte ‘grillina’. Senza contare che, fino ad oggi, non si registra da parte del premier l’intenzione di dimettersi prima del voto in Senato sperando poi di ricevere l’incarico per il Conte 3 e per un nuovo governo. Non c’è una regia affidabile,