ROMA – C’è stato un momento in cui l’Italia è stata prima in Europa per numero di somministrazioni di vaccino anti Covid-19. Un orgoglio presto trasformato in un ricordo perché Pfizer, da venerdì scorso, ha annunciato ufficialmente ritardi nelle consegne e riduzioni nel numero di dosi sia per l’Italia che per altri Paesi europei. Problemi che sembrano già scombinare il piano vaccinale nazionale: ci sono Regioni che hanno terminato le dosi, altre che dovranno tardare il richiamo e soprattutto non è chiaro se ci saranno ulteriori ritardi. L’agenzia Dire ne ha parlato con Agostino Miozzo, a capo del Comitato Tecnico Scientifico.
Dottor Miozzo, come coordinatore del Cts che orienta le decisioni della politica e che è sempre stato centrale nel processo di valutazione durante la pandemia, cosa sta succedendo?
‘Lei correttamente parla di un Cts che orienta il governo sui temi relativi alla pandemia ma sulla questione vaccini debbo dirle che il Comitato non è stato coinvolto nel complesso esercizio di individuazione dei produttori, degli accordi per l’acquisizione dei vaccini e per la loro distribuzione in quella che sarà certamente la più grande campagna vaccinale della storia. Il Comitato conosce il piano vaccinale perché ha chiesto al commissario Domenico Arcuri di venire ad illustrarlo. Il 31 dicembre lo abbiamo audito e ci ha descritto il carico di vaccini previsti per la consegna del primo, secondo e terzo trimestre, quel totale di 21,5 milioni di dosi che ora non sappiamo se arriveranno secondo questo calendario, anche se, a quanto dice la multinazionale, i ritardi saranno circoscritti a pochi giorni e verrà recuperato il tempo perduto. Alla luce però della situazione, potrà essere necessario rivedere il piano e, pertanto, se dovesse essere rimodulato, richiederemo un nuovo aggiornamento ad Arcuri. Analoga questione riguarda il piano presentato dal ministro della Salute Roberto Speranza, a dicembre, che identifica le priorità tra la popolazione cui destinare i vaccini. Quel piano è stato definito dagli esperti del ministero in piena autonomia. Nel complesso è un buon progetto soprattutto per l’individuazione delle categorie a rischio e quindi prioritarie per la campagna’.