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In Tunisia “la gente è disperata e lo stato assente”

Il resoconto da Tunisi per l’agenzia Dire arriva da Lilia Rebai, direttrice del dipartimento Dialogo con la società civile nella regione euromediterranea per EuroMed Rights

ROMA – “La situazione in Tunisia è esplosiva: da quattro giorni la gente – soprattutto giovani – è in strada in tante città perché disperata: economia e sanità sono in ginocchio, il Covid-19 ha finito per peggiorare tutto. La cosa più grave è che da quando sono iniziate le manifestazioni neanche un esponente del governo ha fatto una dichiarazione su quanto sta accadendo. Lo Stato sembra inesistente”. Il resoconto da Tunisi per l’agenzia Dire arriva da Lilia Rebai, direttrice del dipartimento Dialogo con la società civile nella regione euromediterranea per EuroMed Rights. La Tunisia è scossa da proteste scoppiate a ridosso del 14 gennaio, il decennale della caduta del governo del presidente Zine Abidine Ben Ali, costretto a lasciare da imponenti manifestazioni di piazza. “Da allora si sono succeduti nove primi ministri e cinque presidenti della Repubblica, ma ben poco e’ cambiato” ricorda Rebai, convinta che il dissenso di dieci anni fa “sia ancora lì”, nel disagio delle piazze. “Molti dei giovani che manifestano oggi però- osserva l’esperta- hanno tra i 14 e i 20 anni e quindi ai cortei del 2011 non c’erano”. Da allora, secondo Rebai, “nessun governo è durato abbastanza per elaborare un piano di ripresa e sviluppo”. La responsabile di EuroMed Rights traccia i numeri della crisi: “Dal 2011 ogni anno 100.000 ragazzi hanno lasciato la scuola precocemente, un milione in dieci anni. Nel 2020, 13.000 persone hanno tentato di emigrare con i ‘barconi della morte’, tra cui 1.500 minori. Ben 210 persone invece si sono tolte la vita”.

Numeri che, secondo Rebai, rivelano un disagio peggiorato con la pandemia. “Il debito pubblico e i prezzi continuano a salire, come la disoccupazione” dice la responsabile di EuroMed Rights. “I livelli salariali e gli investimenti invece calano. Il lockdown di marzo, costringendo la gente a non lavorare,

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