Dal respiratore alla rinascita. Il racconto di un giovane malato di covid  

AGI – La maschera facciale deve aderire bene al volto per non disperdere il getto d’aria, altrimenti scatta un suono metallico e il respiratore artificiale non fa più il suo dovere. Se il covid diventa aggressivo, nei primi periodi di ospedalizzazione questo macchinario può farti compagnia anche diciotto ore al giorno.

Una lotta in cui dormi poco o nulla: le luci del reparto, il passaggio degli infermieri, le attività dei compagni di stanza, le preoccupazioni finiscono per assorbire le poche ore libere, prima che il volto torni nuovamente imprigionato e il getto d’aria ricominci il suo ciclo. La Niv, abbreviazione in gergo sanitario della “ventilazione meccanica non invasiva”, in ospedale è tra gli ultimi step prima della terapia intensiva.

S’interrompe solo per i past

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