Conte deve chiudere nel primo tempo. Nella ripresa rischia

ROMA – Paradossalmente uno degli esiti possibili dello stallo in cui si trova il governo e’ l’allargamento della maggioranza, con la nomina di nuovi ministri. Un’operazione che prima che si dimettessero le ministre Bonetti e Bellanova sarebbe sembrata una manovra di palazzo, ma che ora verrebbe salutata come la soluzione all’empasse. Il primo tempo della partita si giochera’ con il voto di fiducia di Camera e Senato. Due gli scenari: se il premier Giuseppe Conte superera’ al Senato quota 161, la maggioranza assoluta dell’emiciclo, il governo ne uscira’ rafforzato. E Conte per primo. E’ lo scenario ‘gioco, set, partita’. Ma e’ anche possibile, e secondo molti, e’ piu’ probabile, che Conte superi la prova della fiducia, tuttavia fermandosi sotto l’asticella cruciale dei 161 voti. Il suo sarebbe tecnicamente un governo di minoranza. Un risultato costituzionalmente ineccepibile, ma foriero di molti problemi. Paragonabile, in termini calcistici, alle vittorie della Juve al sesto minuto di recupero per rigore (inesistente). Non a caso in queste ore Matteo Renzi ripete che il governo deve superare quota 161, non accontentarsi di una maggioranza relativa.

Ed e’ lo stesso vicesegretario Pd Andrea Orlando ad ammettere: “Con un voto in piu’ si evita la crisi, non si governa”. Ma piu’ di tutte, conta la posizione espressa dal Quirinale, che al cospetto di una situazione difficile (tra crisi economica, Covid e Recovery fund) chiede una maggioranza solida.

Per il premier Conte questo si traduce in una sfida inedita: non accontentarsi di gruppi sparsi di ‘costruttori’ ma coinvolgere raggruppamenti politici organici ai giallorossi. Di piu’: servono formazioni politiche che trovino in lui un punto di riferimento. Nelle ultime ore, alcuni tra i protagonisti di questa operazione, i responsabili, stanno tirando in secca le barche: preferiscono attendere che Conte si misuri con la prova dell’aula, e poi, eventualmente, dichiararsi. In termini mercantili si direbbe che attendono il momento di prezzo massimo. Matteo Renzi, invece, attende al varco.

Il rottamatore schierera’ se stesso e Italia viva sulla linea dell’astensione al voto di fiducia,

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