L’Italia che sbaglia mettendo bambini in case famiglia: qualcuno dovrà pagare

Si rincorrono i casi di cecità bislacche di Tribunali per i minorenni che non vedono le condanne penali dei violenti, di madri che decadono dall’autorità genitoriale perché hanno denunciato, di bigenitorialità imposta con metodologie poliziesche perché “l’abusante può essere un bravo genitore”

ROMA – Genitori accudenti che sulle carte delle consulenze tecniche di ufficio diventano simbiotici, alienanti o addirittura psichiatrici. Il ‘troppo amore’ è il nuovo ingresso nel tunnel che porta dritto agli affidi extra familiari, alle case famiglia e a quella strada lastricata di guadagni che vede psicologi e servizi sociali fare ‘autopsie’ ai genitori, meglio se sono donne che hanno denunciato violenza su loro stesse e o sui loro figli, perché lì è più semplice infilare nelle perizie dei procedimenti giudiziari l’accusa di PAS, l’ alienazione parentale. E il gioco è fatto. Negata da tutti e annacquata in sinonimi bizzarri continua, regina, a scrivere sentenze.

Ieri mattina alla Camera dei deputati in conferenza stampa si è parlato di nuovo del caso dei fratellini di Cuneo. Tolti a una madre definita ‘simbiotica’ dopo che hanno denunciato gli abusi del padre, rinviato a giudizio per questo. “Misoginia e mondo al contrario” ha denunciato la deputata Laura Boldrini. “Un ministero di giustizia che non risponde alle interpellanze, che non esercita potere ispettivo” ha rincarato la deputata Veronica Giannone.

Sul tema dei minori sembra esserci una cecità che paralizza tutto, a parte la mano operativa di chi prende i bambini e li porta in casa famiglia, presso affidatari, in centri diurni, in percorsi psicologici da fare ‘obbligatoriamente’ presso Centri che sbucano dal cilindro delle aule giudiziarie. A pagamento ovvio. Cecità bislacche di Tribunali per i minorenni che non vedono le condanne penali dei violenti, di madri che decadono dall’autorità genitoriale perché hanno denunciato, di bigenitorialità imposta con metodologie poliziesche perché “l’abusante può essere un bravo genitore”. O privazioni di diritti inalienabili come nel caso dei fratellini di Cuneo, ai quali è stata negata ‘la fratellanza’. Bambini non creduti e ‘ostaggi’ del processo penale che riguarda il padre.

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