Il webinar, organizzato dall’agenzia Dire insieme con la rivista Nigrizia, è stato animato da intellettuali, mediatori e attivisti
ROMA – Liberate i giovani, perché loro possano liberare l’Africa, dandole un futuro di diritti umani e opportunità: è l’appello giunto da un webinar animato da intellettuali, mediatori e attivisti, organizzato dall’agenzia Dire insieme con la rivista Nigrizia.
Il primo a intervenire, in videocollegamento da Londra, è il fumettista nigeriano Tayo Fatunla. “Oggi i giovani dell’Africa chiedono un cambiamento di leadership, vogliono leader giovani, capaci di guidarli nel futuro” dice. “Con i miei cartoon propongo una prospettiva africana, sottoponendo all’attenzione dell’Occidente fatti colpevolmente ignorati, come quando le elezioni americane hanno oscurato sui notiziari la strage degli studenti camerunensi a Kumba o le proteste in Nigeria contro gli abusi e le violenze commesse dalla polizia”. L’artista, residente a Londra, una vita con la matita arricchita da tante collaborazioni internazionali, ha fatto riferimento alle elezioni di domani in Uganda. Un banco di prova importante, dove un presidente in carica da 34 anni cerca una riconferma nonostante la mobilitazione e le proteste di migliaia di giovani. “Tanti di loro dopo l’università non trovano un lavoro e chiedono un cambiamento” sottolinea Fatunla. Convinto che la verità stia anche in un proverbio, “an hungry man is an angry man”, “un uomo affamato è un uomo arrabbiato”.
Durante il webinar di giovani parla anche padre Filippo Ivardi Ganapini, per anni missionario in Ciad, ora direttore di Nigrizia. Al centro del suo intervento le giovani namibiane, il voto in Uganda e anche le proteste in Angola. “Non a caso – dice padre Ivardi – ‘la gioventù si è svegliata’ è lo slogan usato dai ragazzi angolani durante le manifestazioni contro la corruzione della scorsa settimana”. Secondo stime internazionali, l’età media in Africa è inferiore ai 20 anni, per l’esattezza di 19,7 anni. “I giovani sono i rami di un albero che trova le radici nella lotta e nei sogni dei nostri genitori e il tronco in chi ci governa” dice Pierre Piessou,