Il carcere a Opera è più duro senza la poesia, cancellata dal Covid

AGI – Milano, 4 gen. – Nel carcere di Opera invaso dal Covid, coi detenuti sempre più segregati per proteggerli dal contagio, manca la poesia. Potrebbe sembrare la minore della mancanze ma Silvana Ceruti, responsabile da 26 anni del laboratorio in versi, già insignita dell’Ambrogino d’oro per essere stata la prima a introdurre la lirica in un penitenziario, spiega all’AGI quanto sia invece dolorosa.

 Per i reclusi è la scoperta di avere una bellezza dentro 

“Siamo ‘chiusi’ dalla primavera salvo una breve ripresa tra settembre e ottobre. In questi mesi abbiamo provato a mandare via lettera degli spunti poetici ai 20 partecipanti  del laboratorio, di solito molto ispirati e prolifici, desiderosi di farsi

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