In Ungheria rivoluzione Jobbik, da neonazismo a fronte anti-Orban

La metamorfosi raccontata da Aron Coceancig, giornalista italo-ungherese, tra i fondatori del portale d’informazione in lingua italiana Ungheria News

ROMA – “Jobbik un partito neonazista? Direi di no. Lo era prima, ma negli ultimi anni ha fatto un grande lavoro per uscire da quell’orbita e adesso dialoga con tutta l’opposizione per mandare a casa Viktor Orban e il suo partito”. Aron Coceancig è un giornalista italo-ungherese, tra i fondatori del portale d’informazione in lingua italiana Ungheria News. Con l’agenzia Dire ricostruisce la complessa politica magiara, risultato di “tutti i totalitarismi recenti: la gente ha subito il nazismo e lo stalinismo. Le famiglie sono ancora spaccate dalle appartenenze politiche“. A fornire uno spunto per l’intervista, la segnalazione giunta alla Dire da un lettore che, in merito a un’accusa del Movimento 5 stelle a Giorgia Meloni su legami con neonazisti olandesi, denuncia rapporti simili in Europa tra il Pd e partiti ungheresi legati a Jobbik, nell’ambito del gruppo Socialisti e democratici (S&d). Il riferimento sarebbe al Partito socialista ungherese (Mszp) e alla Coaliazione democratica (Dk), entrati a far parte ad agosto di un’alleanza con Jobbik. “Questa accusa mi sembra una forzatura” commenta il giornalista. “Le coalizioni dei gruppi al Parlamento europeo sono una cosa, quelle nazionali un’altra. Inoltre non si possono interpretare la nostra destra e sinistra con le categorie tradizionali dell’Europa occidentale. In Romania ad esempio, gli europeisti stanno a destra”. Jobbik, continua il giornalista, “e’ nato nel 2006 per opporsi al governo di sinistra di quegli anni e in effetti ha attratto forze della destra estrema: neofascisti, neonazisti, xenofobi e antisemiti, persino dei violenti. Chiamavano Budapest ‘Judapest‘ ma dal 2010- assicura Coceancig- il partito si è trasformato ed è diventato moderato”.

Dopo questa “rivoluzione”, le frange più radicali si sono staccate, formando nuovi partiti. Oggi Jobbik è parte di “una seria coalizione con tutti i partiti di opposizione: i verdi, i dem, i liberali, i socialisti, la sinistra radicale, ad eccezione naturalmente della ‘nuova estrema destra’”. L’obiettivo di questo “cartello elettorale” così trasversale,

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