Minori, Comitato Femminicidio in Vita: “Reagire alle false accuse delle Ctu”

ROMA – E’ fissato per questa sera alle ore 20.30 il secondo convegno in videoconferenza: “La violenza istituzionale nelle cause di separazione” nel pieno rispetto delle norme e delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria in corso. Affronteremo alcuni aspetti chiave relativi ai lunghi percorsi giudiziari (civili e penali) delle donne che escono da una condizione di violenza domestica e assistita per arrivare a tutti gli strumenti tecnico-giuridici necessari quando i figli contesi, in alcune aule giudiziarie, si trasformano in oggetto e non più in soggetto. Lo fa sapere in una nota stampa il Comitato Femminicidio in vita. 

Nessuno vuole affermare che “gli uomini sono in qualche modo malvagi” e “le donne sono l’incarnazione del bene”, ma non possiamo più trascurare una realtà tangibile: c’è un enorme divario– spiega la nota- nella struttura di potere dei due sessi quando si arriva alla contesa dei figli. È tempo di crescere ed evolverci, ci si separa sì, ma ad “armi civili” pari. Dibattito pratico, moderno per la costruzione di un processo equo e senza pregiudizi quando ci troviamo di fronte ai meccanismi di “occultamento della violenza”. In ambito giudiziario le implicazioni neurofisiologiche pre-intra e post traumatiche vengono spesso ignorate all’interno dei processi. Sta diventando sempre più urgente parlare di “soluzioni” piuttosto che di “cause” e “conseguenze” quando le vittime si trovano davanti al sordo ascolto di Polizia locale, Questura, Arma dei carabinieri, Servizi sanitari, Servizi sociali territoriali. Per mettere in campo interventi efficaci, proteggere e accompagnare le donne- prosegue il Comitato- nei percorsi di uscita dalla violenza è necessario l’impegno di tutte le figure che lavorano in questo ambito. Serve un lavoro integrato multidisciplinare ben coordinato tra istituzioni chiamate a proteggere la vittima che -a oggi- viene purtroppo catapultata in una spirale pericolosa chiamata “vittimizzazione sociale” con relativa gogna sociale annessa.

Oggi dobbiamo impegnarci tutti- sottolinea il Comitato- per reagire concretamente alle false accuse in CTU, alla violenza economica, alla subdola bigenitorialitá che viene offerta da alcuni periti pro PAS, all’impotenza che il genitore debole prova di fronte a un “sistema sociale” poco attento ai diritti dei figli.

 » Continua a leggere su DIRE.IT…