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Burkina Faso, Sunzini (Tamat): “Aumentare gli aiuti allo sviluppo”

ROMA – Mai come oggi i Paesi europei devono aumentare gli aiuti allo sviluppo, nonostante la crisi innescata dalla pandemia faccia cedere alla tentazione di tagliare i fondi.

Il quartiere Bissighin, nella periferia della capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, e’ un esempio dell’urgenza di migliorare il lavoro che i governi possono svolgere per lo sviluppo. Lo racconta all’agenzia Dire Piero Sunzini, direttore dell’ong umbra Tamat, che fino a pochi giorni fa era a Bissighin per distribuire cibo e kit disinfettanti agli sfollati.

“Ci sono circa 600 persone ammassate e senza niente- dice il direttore- parte di quel milione e mezzo di profughi che hanno lasciato da un giorno all’altro le regioni del nord per scappare dalle violenze dei gruppi armati”.

Alla piaga del jihadismo, che si è approfondita nel 2020, in Burkina Faso si sommano gli effetti dei cambiamenti climatici e di politiche volte a offrire sostegno ai profughi. “A Bissighin- continua Sunzini- tanti trovano riparo da amici e parenti, in casette costruite con mattoni di paglia e argilla e senza un piano regolatore, dove mancano fognature, acqua potabile e corrente elettrica”.
Ad agosto, poi, su Ouagadougou si sono abbattute bombe d’acqua che hanno fatto crollare case e aumentare il numero degli sfollati. Eventi straordinari in una zona caratterizzata dalla siccita’, che ora e’ di fronte anche a una terza sfida: il Covid-19. Nel Sahel la pandemia non registra i contagi dell’Europa ma, avverte il direttore di Tamat, “ha determinato un’enorme crisi economica e sociale”.

La chiusura delle frontiere, ad esempio, per un Paese dipendente dalle importazioni come il Burkina Faso ha causato problemi con derrate alimentari, farmaci e pezzi di ricambio per i macchinari.

“La gente non sa cosa mangiare mentre le produzioni si fermano” dice Sunzini. “Persino un nostro progetto ne ha risentito: un allevamento di polli decimato da una malattia perche’ non abbiamo potuto importare il vaccino necessario a proteggerli”.

In questo contesto, secondo il direttore, la distribuzione di aiuti realizzata da ong come Tamat “è una goccia nell’oceano”. 

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