AGI – “L’istruttoria di questo processo è stata difficile perchè abbiamo fatto delle domande vent’anni dopo a persone a cui non avevano mai fatto domande del genere”. Così il pm Gabriele Paci ha descritto, nel corso del processo a Caltanissetta, il processo in cui a distanza di ventotto anni, il latitante Matteo Messina Denaro è accusato di essere il mandante delle Stragi del ’92. Nuove testimonianze e una rilettura di vecchi verbali, hanno consentito alla Procura nissena di rileggere la leadership all’interno della mafia trapanese. Secondo il procuratore aggiunto, alla vigilia dei due attentati, i vecchi capi avrebbero fatto un passo indietro.
Due su tutti sono il vecchio don Ciccio Messina Denaro, padre di Matteo, e Mariano Agate, il capo del mandamento di Mazara del Vallo che il primo febbraio 1992 si consegnò in carcere, all’indomani della sentenza della Cassazione sul Maxiprocesso. “Il protagonismo di Matteo lo troviamo nell’intera stagione stragista – ha detto Paci durante la sua arringa, giunta alla settima udienza – e il suo nome è il collante tra diversi ambienti che si coagularono in quel periodo”. Rispetto ai p