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Coronavirus, Confindustria Romania e Bulgaria contro governo Conte: “Stop restrizioni, basta discriminarci”

Confindustria Romania e Camera di Commercio Italiana in Bulgaria chiedono lo stop alle “restrizioni eccessive” anti Covid per chi arriva da questi paesi: “Siamo discriminati, per esempio rispetto alla Francia”

ROMA – “Ingiustificabile penalizzazione delle filiere produttive italiane in Romania e Bulgaria”: così denunciano in una nota Confindustria Bulgaria, Confindustria Romania e Camera di Commercio Italiana in Bulgaria, secondo cui dopo più di un mese di serrate comunicazioni congiunte effettuate da i tre organismi ed indirizzate al ministro della Salute Roberto Speranza, al Comitato tecnico scientifico e p/c al dipartimento Malattie infettive ‘Iss’ di Roma, sarebbe rimasto irrisolto il problema della movimentazione di imprenditori, manager e tecnici tra l’Italia e i due Paesi europei: Bulgaria e Romania.

Secondo le tre organizzazioni, anche questa volta il nuovo Dpcm di lunedì 7 settembre (7 settembre – 7 ottobre) conferma quanto previsto dall’ordinanza del ministero della Salute del 12 agosto scorso. Ciò porterebbe a constatare la “recidiva sordità” di questo Governo nei confronti di un richiesta documentata da parte dei tre organismi, per costruire un dialogo su una tematica sensibile per il mondo del lavoro.

Confindustria Bulgaria, Confindustria Romania e Camera di Commercio Italiana in Bulgaria, denunciano la “mancanza di sensibilità e di competenze”, nonché di subire “un atto discriminatorio”.

“MANOVRA POLITICA CHE PENALIZZA EST EUROPA”

“Il ministro Speranza- si legge ancora- ha dimostrato una incomprensibile mancanza di attenzione verso un territorio strategico dell’Est Europa, con importanti investimenti italiani, un patrimonio produttivo indispensabile per contribuire ad accogliere, insieme all’Italia, il prossimo reshoring dai mercati asiatici”. Gli organismi citano voci non confermate “di una manovra politica condotta sottotraccia per penalizzare ulteriormente le filiere produttive nei Paesi con la maggior presenza di investimenti italiani dell’Est Europa, al fine di favorire e avvantaggiare qualche deviata logica economica”.

Nella nota viene ricordato poi che la Commissione europea ha recentemente inviato una lettera agli Stati membri per chiedere loro maggiore coordinamento sulle “zone rosse”, cercando di non basare la loro analisi solo sul numero di casi,

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