Lettera aperta ai media, agli sportivi ed alle società firmata da Andrea Piazze, presidente del Gruppo di Interesse Specialistico in Fisioterapia Sportiva in seno all’Associazione Italiana Fisioterapisti-AIFI
ROMA – “Quando c’è di mezzo la salute non sono possibili scorciatoie. Lo abbiamo vissuto durante il lockdown a causa del Covid.19 e in ambito sportivo mi permetto – da presidente del Gruppo di Interesse Specialistico in Fisioterapia Sportiva di AIFI – di fare la stessa considerazione a seguito del nuovo incidente a Nicolò Zaniolo. Molteplici sono state in questi giorni le reazioni sportive, cliniche e popolari che ha suscitato. Reazioni che ci interrogano e ci pongono delle domande che intrecciano il profilo professionale con quello sociale e sportivo”. Inizia così la lettera aperta ai media, agli sportivi ed alle società firmata da Andrea Piazze, presidente del Gruppo di Interesse Specialistico in Fisioterapia Sportiva in seno all’Associazione Italiana Fisioterapisti-AIFI.
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“Nel merito cosa è accaduto a questo fortissimo centrocampista ventunenne? Lo scorso 12 gennaio 2020- si racconta ripercorrendo le tappe- durante la sfida con la Juventus, Zaniolo era incorso nel peggiore infortunio immaginabile per un calciatore: la lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio. Per lui questa lesione significava Campionato ed Europei (non si poteva ancora immaginare che questi ultimi sarebbero stati posticipati di un anno) a rischio. A seguito di quel primo grave incidente avevamo mandato un messaggio chiaro: non ci sono ‘panacee’ che possano permettere a Zaniolo di ridurre i tempi di recupero dalla rottura del legamento crociato anteriore. La parola d’ordine – avevamo detto – era ‘prudenza’, utilizzare il tempo indicato da chi fa ricerca in argomento (9-12 mesi) per lavorare con l’atleta e raggiungere quel livello di funzioni e capacità necessarie al suo ritorno in campo in sicurezza, altrimenti il rischio di recidiva sarebbe stato dietro l’angolo. Il consiglio che avevamo dato alle società, ma anche ai media, era quello di non aumentare la pressione su questi atleti per abbreviare il loro ritorno in campo. In quella sede avevamo suonato un campanello d’allarme: i recuperi a tempi record rischiano di diventare “prassi” perché a volte direttamente incentivati anche… da aspetti extrasportivi ed extraclinici”.