Violenza donne, approvata relazione commissione femminicidio su centri anti violenza

La relazione, presentata da Valeria Valente, è stata approvata alla quasi unanimità: obiettivo prioritario è la revisione dell’intesa Stato-regioni del 2014 relativa “ai requisiti minimi dei centri antiviolenza e delle case rifugio

ROMA – È stata approvata dal Senato alla quasi unanimità (211 favorevoli e un contrario) e con parere favorevole del Governo, la risoluzione sulla ‘Relazione sulla governance dei servizi antiviolenza e sul finanziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio‘, approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio il 14 luglio 2020 e proposta oggi in discussione a Palazzo Madama dalla senatrice Pd, presidente della Commissione, nonchè relatrice del documento, Valeria Valente.

L’indagine, che ricostruisce in 34 pagine il sistema istituzionale antiviolenza italiano, la storia e il ruolo rivestito in Italia in questo campo dalle associazioni di donne e il sistema di finanziamento di centri antiviolenza e case rifugio, individuandone le criticità, ha l’obiettivo di essere da stimolo e supporto di una revisione dell’intesa Stato-regioni del 2014 relativa “ai requisiti minimi dei centri antiviolenza e delle case rifugio”. Tale obiettivo viene definito, in premessa di relazione, “obiettivo prioritario non più rimandabile” e “primo necessario passaggio verso l’elaborazione di una riforma organica della normativa”.

Sono “due le principali criticità” messe in evidenza dalla relazione, dichiara in apertura di discussione Valente: la “carenza delle risorse” destinate a centri antiviolenza (cav) e case rifugio (secondo un rapporto della Corte dei conti del 2016 citato nella relazione, infatti, l’importo medio annuale dei finanziamenti pubblici a disposizione era di circa 6mila euro, ndr) e il fatto che “queste risorse spesso non riescono ad essere certe” e che “ancora rischiamo arrivino due anni dopo il loro stanziamento. Non è un bene che le operatrici siano per la maggior parte volontarie” e che “i fondi siano stanziati anno per anno”, sostiene Valente: occorrono “programmazioni almeno triennali”, tali da garantire una maggiore stabilità ai progetti di uscita dalla violenza realizzati dei cav.

Centri antiviolenza riconosciuti dalla relazione come “l’anello più prezioso dell’intera catena,

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