ROMA – “Nel periodo del lockdown un numero impressionante di ragazzi era contento di non andare a scuola, ora sono moltissimi quelli che non vogliono tornarci. I giornali l’hanno definita ‘sindrome della capanna’, ossia la paura di uscire di casa ma tanto e’ anche il timore di tornare negli istituti. Sono ragazzi che hanno vissuto o vivono brutte esperienze con i loro coetanei”.
Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), traccia un affresco della realta’ contemporanea a partire dalla considerazione che “i ragazzi non si sentono sicuri”.
Il contesto e’ la prima serata di ‘Frammenti di Attualita”, manifestazione che unisce rappresentazioni teatrali su temi d’attualita’ e interventi di esperti, in programma a Cori (LT) fino al 3 settembre. ‘Bullismo: come riconoscerlo?’, il tema della prima serata, condotta da Michele Cucuzza, a cui Castelbiano ha partecipato insieme a Stefano Peiretti, consulente informatico, docente e formatore oltre che autore del libro ‘#CrediInTe’ edito da Aracne; Giovanna Pini, presidente del Centro Nazionale Contro il Bullismo BULLI STOP, e Teresa Manes, attivista nelle campagne di prevenzione e contrasto del bullismo e cyber bullismo.
La paura di cui parla lo psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva non e’ quella del Coronavirus (seppur, secondo un sondaggio condotto dall’Osservatorio Europeo sulla sicurezza e ripreso oggi dal quotidiano La Repubblica, i piu’ preoccupati del contagio sono proprio i giovani e gli studenti) ma e’ il timore di subire aggressioni. “Qualche anno fa- spiega il direttore dell’IdO- insieme all’universita’ abbiamo condotto una ricerca per capire in che contesto i giovani temessero di piu’ di subire comportamenti aggressivi.
Il 16% ha citato la strada ma ben il 34% ha parlato della scuola”. Una realta’ che l’IdO fotografa quotidianamente grazie ai suoi sportelli d’ascolto: “Riceviamo tra i 5.000 e i 7.000 contatti al giorno con richieste di aiuto o domande- specifica Castelbianco- ed e’ un numero che cresce”.
La rottura, secondo lo psicoterapeuta, e’ nel rapporto tra giovani e adulti. “Andando in giro per le scuole di tutta Italia con i nostri progetti, ci siamo resi conto che c’e’ una frattura. Noi adulti non siamo in grado di ascoltare i giovani, abbiamo dei ritmi di vita che ci portano a non essere piu’ comprensivi nei confronti dell’altro,