AGI – Con Alberto Bauli, uno dei capitani di quell’industria veneta che, in qualche caso, ha saputo far nascere dalle aziende del secondo dopo guerra dei veri giganti, se ne va un pezzo di Verona. Se ne va un pezzo di una storia, quella del Pandoro Bauli, che è parte dell’immaginario comune di tutta Italia e non solo del Nord-Est.
L’avventura del padre: soldato, naufrago, pasticciere
Se ne va un pezzo di una storia che avrebbe potuto essere un’altra, o non essere del tutto: il padre, che fondò l’azienda, non solo sopravvisse alla rotta di Caporetto, ma, pur non sapendo nuotare, dieci anni dopo sopravvisse anche al naufragio del piroscafo con cui stava raggiungendo l’America del Sud, il principessa Mafalda, affondato trascinando con sé oltre 600 passeggeri.
In Sud America il capostipite, che aveva imparato il mestiere al forno del padre, riuscì a fare successo nonostante avesse perso tutti i macchinari che aveva portato con sé, ma volle poi tornare a Verona, dove fondò l’azienda che è ora guidata dal bisnipote Michele, a capo anche della Confindustria locale.
La conquista di Motta e A