Psichiatria, il lockdown ha aumentato percezione sintomi figli nelle famiglie disagiate

ROMA – L’isolamento sperimentato durante la pandemia ha segnato ognuno di noi, ma analizzando le risposte sintomatologiche emerse nei pazienti con disturbi neurologici, psichiatrici e del neurosviluppo in cura all’Irccs Fondazione Stella Maris di Pisa risulta che, “indipendentemente dalla tipologia di disturbo, in tutte le famiglie che stanno vivendo una problematica economica è stata maggiore la percezione del sintomo e l’importanza delle ricadute dei disagi vissuti dai figli sui genitori”. A dirlo è Roberta Battini, professoressa associata all’Università degli studi di Pisa (Unipi) di Neuropsichiatria infantile e Responsabile del reparto di Neurologia dello Sviluppo dell’Irccs Stella Maris, che ha condotto con gli specializzandi della Scuola di Neuropsichiatria Infantile dell’Unipi l’indagine ‘Covid Ps-Impact: Stress familiare e disturbi psicopatologici causati dall’emergenza Covid-19 nella popolazione pediatrica con disturbi neuropsichiatrici: l’esperienza della pandemia Sars-Cov-2 in Italia’.

“Le variabili esaminate dal questionario sottoposto alle 700 famiglie, infatti, oltre a considerare l’identità di genere, l’età e le comorbidità, analizzavano anche le condizioni socio economiche”, aggiunge la neuropsichiatra. Dalle telefonate eseguite alle famiglie “la richiesta principale di tutti i genitori è stata praticamente la stessa: ‘Non lasciateci soli‘. Quasi tutti, infatti, non hanno potuto mantenere il trattamento riabilitativo sul territorio e hanno chiesto, quindi, maggiore aiuto attraverso la teleriabilitazione, qualora si potesse mettere in atto”.

La fotografia scattata dalla ricerca congiunta Irccs Stella Maris e Unipi sembra dimostrare, poi, che “non c’è una tipologia di minori 1-18 anni con disturbo neuropsichiatrico che abbia sofferto di più rispetto all’altra, o che abbia avuto manifestazioni peggiori. Hanno sicuramente sofferto tutti, ma in modo diverso: i pazienti con patologia neurologica (in particolare le paralisi cerebrali infantili e l’epilessia) hanno presentato in prevalenza disturbi di natura ansiosa, soprattutto nei più piccoli, e i disturbi del sonno. I soggetti con disturbi del neurosviluppo (autismo, deficit di attenzione e iperattività e disabilità intellettiva) hanno visto come aspetto sintomatologico predominante la comparsa del disturbo oppositorio. La problematica, infine, più importante nei minori psichiatrici (soggetti con disturbi dell’umore, della condotta, e disturbi di ansia) ha riguardato una acutizzazione delle problematiche attentive e di regolazione umorale, nonché di regolazione del sonno”.

A oltre due mesi dalla fine del lockdown questi problemi non sembrerebbero ancora scomparsi. “Stiamo analizzando le risposte sintomatologiche che si sono manifestate in quarantena e adesso bisognerebbe realizzare un’altra valutazione- spiega Battini- per capire quanto tempo è intercorso tra il peggioramento del sintomo e la sua scomparsa.

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