ROMA – Un racconto appassionato tra tavole e storyboard, tecniche di disegno, tavolette grafiche e anche quel ritorno – dopo quasi 10 anni – al foglio e alla matita. L’ospite de’ Il libro incartato’, l’appuntamento mensile di Dire Cultura nella libreria Il Giardino Incartato di Roma, e’ Rita Petruccioli.
CHI E’ RITA PETRUCCIOLI
Nonostante il “percorso tortuoso” e la mancanza di riferimenti femminili in un mondo fino a qualche tempo fa prevalentemente maschile, oggi Rita e’ a pieno titolo “fumettista professionista”. Non e’ un caso che il suo segno sia riconoscibile in battaglie di “genere” e che il suo portfolio racconti di donne combattenti e eroine medioevali. Dopo una laurea all’Accademia di Belle Arti di Roma e la scuola d’arte a Parigi e’ diventata illustratrice; tuttora il suo lavoro, pubblicato in Italia e all’estero, spazia tra magazine, advertising, libri per bambini e fumetti. Ma non solo, insegna illustrazione alla Rufa e collabora con festival come ARF! e La Citta’ Incantata.
È approdata al fumetto dopo un lungo percorso di “emancipazione” perche’, spiega, l’illustrazione e’ convenzionalmente un mestiere piu’ adatto alle donne. Poi, grazie anche alla collaborazione con Giovanni Masi (lo sceneggiatore di “Frantumi”, Bao Publishing 2017), ha scoperto che i fumetti puo’ non solo disegnarli ma anche scriverli.
Il libro incartato che ci ha portato, di cui e’ autrice unica, nasce da una serie di esperienze provate per davvero: l’erasmus e i viaggi in camion. La nostra chiacchierata e’ un viaggio nel viaggio, c’e’ un Tolosa/Roma andata e ritorno ma anche un’incursione nel 1400, senza tralasciare i nostri giorni, lockdown compreso. Rita Petruccioli riesce a parlare con disinvoltura di “Christine e la citta’ delle dame” (Editore Laterza 2015), che parla della prima donna pagata per scrivere un libro “Christine de Pizan”, de “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati e anche di quei corsi “Al di la’ degli stereotipi a fumetti” alla casa delle donne Lucha y Siesta con Zerocalcare e Carola Susani. Ci sarebbe poi il capitolo dell’arte contemporanea con Tracey Emin ma,