ROMA – Tornano ad addensarsi all’orizzonte le nubi sul futuro di Ama e si aggira lo spettro del rischio liquidazione. La municipalizzata capitolina dei rifiuti continua a navigare a vista, con l’ultimo bilancio approvato risalente al 2016. Virginia Raggi si era appena insediata in Campidoglio, ora manca un anno alla fine del suo mandato ma ancora nessuno dei suoi ‘delegati’ si è presentato in assemblea dei soci dell’azienda di via Calderon de La Barca per approvare almeno il bilancio 2017. Sono passati 4 anni, due cda (uno rimosso e un altro che si è dimesso), un amministratore pro tempore (il presidente del collegio sindacale) e due amministratori unici. L’ultimo dei quali, Stefano Zaghis, a febbraio ha consegnato al Campidoglio il quarto progetto di bilancio 2017 (i primi due erano stati opera del cda guidato da Lorenzo Bagnacani e il terzo da quello presieduto da Luisa Melara) ma da quel momento è caduto il silenzio e, come già accaduto in passato, da Palazzo Senatorio e’ stato chiesto alla partecipata un rinvio della convocazione dell’assemblea che in primavera avrebbe dovuto vedere il via libera al tanto sospirato bilancio.
L’emergenza Coronavirus e l’indagine della Procura di Roma sull’ipotizzato uso improprio da parte di Ama della Tari dal 2013 e almeno fino al 2016 non ha certo aiutato a velocizzare i tempi. Sta di fatto però che l’ultima rappresentazione dello stato di salute dell’azienda (in particolare verso i suoi creditori, banche e fornitori) è troppo risalente nel tempo. Così il Collegio sindacale poche settimane fa (e non per la prima volta) ha chiesto a Zaghis un aggiornamento della situazione finanziaria e di quella patrimoniale al 2020 per verificare se ci siano i presupposti per la continuità aziendale. La prima risposta è arrivata nel breve volgere di qualche giorno ed è stata positiva: Ama e’ in grado di rispettare i propri impegni verso i suoi creditori fino al 30 dicembre 2021. Una data non casuale, perché il giorno dopo scadrà il termine entro il quale la società dovrà rimborsare alle banche la maxi rata finale da 120 milioni di euro del mutuo sottoscritto con le banche nel 2009.