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Giustizia, Liberisti italiani: “Ora serve riforma, ecco i nostri punti fermi”

ROMA – “Crolla definitivamente il mito della purezza della magistratura e del suo primato morale sulla politica. Dopo trent’anni di attesa ora si metta mano alla riforma liberale della giustizia italiana”. Così in una nota di Liberisti italiani a firma di Andrea Bernaudo e del responsabile Giustizia del movimento, Alessandro Onofri.

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“Nei giorni scorsi abbiamo lodato la giovane e coraggiosa pm di Trani Silvia Curione, che esercitando con onore il proprio dovere si è rifiutata di perseguire un innocente, in ossequio alle leggi e ai principi di uno stato di diritto liberale. Oggi- continua la nota- assistiamo alla drammatica implosione della dirigenza dell’Associazione nazionale Magistrati, travolta dallo scandalo emerso dalle intercettazioni, che hanno svelato un mondo di spietate lotte intestine per il potere politico, oltre ad un vero e proprio sviamento di funzioni, finalizzato a complottare, con pezzi di stato e alcuni giornalisti compiacenti, contro un ministro di una parte politica. Nelle ultime settimane ci saremmo aspettati da Csm e Anm un proficuo lavoro per far funzionare e ripartire in sicurezza la giustizia italiana ferma da quasi tre mesi, mentre il Paese – tra mille difficoltà burocratiche – ha già riaperto tutto. Solo in Italia, invece, i Tribunali restano di fatto ancora chiusi, mentre in Europa sono tornati alla normalità. Ma il blocco del sistema giudiziario è un freno a mano per la ripresa del Paese e dello stato di diritto. L’articolo 87 della Costituzione assegna al presidente della Repubblica il ruolo di presidente del Csm, attribuendogli una funzione di garanzia. Se questa funzione non viene esercitata oggi, mentre è in gioco la tenuta delle istituzioni repubblicane, quando lo sarà mai? Oggi è più che mai attuale il monito di Piero Calamandrei: ‘Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra’”.

“Occorre una riforma liberale della giustizia”, spiegano Liberisti Italiani con alcuni punti fermi essenziali: 1) Abolizione degli incarichi extragiudiziari dei magistrati (per porre fine alla loro innaturale presenza negli organi di governo nazionali e locali);

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