Quando le donne costruivano la Chiesa

Ha un bel dire, Papa Francesco, che “servono più donne ai vertici della Chiesa”, perché immediatamente dopo ammette lui per primo il grave ritardo. Non che non esistano figure di rilievo: tra le cento (e cento son davvero) ne ricordiamo una sola, cioè la parte per il tutto. Si vada a vedere chi è e cosa ha fatto e scritto, per dire, Suor Alessandra Smerilli, salesiana economista, e si capirà non che Bergoglio ha ragione, ma che Bergoglio prende semplicemente atto dell’innegabile realtà delle cose. Il dato di fatto, diceva Kelsen, ha forza di diritto, e i diritti vanno rispettati.

La Chiesa, insomma, è donna e non solo perché un giorno venne al mondo Maria figlia di Anna e Gioacchino. Fu ad un gruppo di donne che toccò il primato della rivelazione della Notizia. Egli era risorto. Pietro, il cui primato era già stato stabilito, quel giorno giunse al Sepolcro solo dopo, e certi dettagli non capitano a caso. Poi c’è chi esagera: nel 2018 uscì un film (peraltro ben girato) su Maria di Magdala che ne volle fare l’antesignana della Papessa Giovanna, ma certe cose le sostengono gli gnostici. La Chiesa di Francesco è su tutt’altra linea. Ma ugualmente una cosa la sa, e cioè che senza le donne sarebbe monca, priva d’anima. Non più comunità o assemblea, ma rigida e sterile confraternita: come un’associazione studentesca prussiana, dove alla fine per la disperazione ci si prendeva a spadate in faccia per dimostrare di essere virili.

Non si neghi poi l’altra evidenza, e cioè che la stessa Loggia da cui sette anni fa Francesco si affacciò, per non dire del davanzale da cui lo ha fatto ancora ieri, anche da donne fu materialmente edificata: mattone su mattone e pietra su pie

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