Vent’anni dopo il G8 di Genova, il ricordo di chi c’era

AGI. – “L’idea rimasta a distanza di vent’anni è quella di evitare qualunque incontro ravvicinato con le forze dell’ordine: se una volta ti capitava una cosa, dicevi ‘meno male c’è la polizia’. Dopo Genova ho cominciato a pensare ‘No, cavolo: c’è la polizia””.

Padre e figlio in corteo da Roma 

Così Riccardo Magni, 39enne romano, ricorda con AGI l’eredità lasciata dall’esperienza al G8 del 2001, quando prese parte al maxi corteo che il pomeriggio del 21 luglio transitò per corso Italia, vedendo la presenza di circa 300mila persone. Magni arriva in città lo stesso giorno, con un treno partito dalla Capitale: è un 19enne con parecchi ideali e sogni all’epoca. A chiedergli di partecipare, suo padre, Dionisio Mariano Magni, oggi 70enne, architetto e insegnante alle scuole medie. I sogni del giovane Riccardo sono anche i suoi. “Siamo scesi alla stazione di Piazza Principe. Ricordo che, tra i manifestanti, nessuno aveva voglia di alzare la tensione. Anzi: c’era l’idea di stare attenti e di non dare adito a momenti di scontro”.

Il giorno prima, in piazza Alimonda, negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, Carlo Giuliani era stato ucciso dal carabiniere Mario Placanica. Molti, di fronte a quel fatto, avevano deciso di non partecipare più agli altri cortei in programma, ma padre e figlio Magni restano fedeli alla loro intenzione: “Quando sono uscito dalla stazione non mi sono trovato davanti una città, ma un campo di battaglia pronto alla guerra: ricordo le transenne, i blocchi. Non c’era nient’altro, era tutto chiuso. La città era blindata: solo acciaio, cemento e tavole di legno dappertutto a disegnare tragitti. Non si poteva far altro che seguire questi percorsi”. Quando rag

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