Pif-Lillo: ‘Io posso’ è storia vera con un finale aperto

AGI – “L’unico libro di cui non si può spoilerare il finale. Devono ancora scriverlo i lettori”. Scherza, Pif, all’anagrafe Pierfrancesco Diliberto, regista, scrittore, ex Iena e attuale Testimone, sul fenomeno editoriale che ha scritto assieme al cronista d’inchiesta del Fatto Quotidiano Marco Lillo. Scherza ma non troppo: ‘Io posso’, scommessa edita da Feltrinelli e Paper First, resiste tra i primi dieci posti nelle classifiche di vendita da quando, a maggio, è uscito. “Ora – dicono gli autori ad AGI – con Il Fatto arriva un’edizione economica per le edicole: non ci sono scuse, anche in vacanza, ognuno può comprarlo. Sopra Io posso, nella saggistica, c’è solo Giorgia Meloni. Magari la scalziamo”.

Perché è importante?
Pif: “Perché i diritti d’autore sono stati ceduti alle protagoniste del libro, le sorelle Savina e Maria Rosa Pilliu, due donne di origine sarda che da trent’anni a Palermo combattono una personale guerra di mafia”.
Lillo: “E perché nei 57 giorni tra l’omicidio di Falcone e la sua morte, Paolo Borsellino ha voluto ascoltare la storia di queste donne ben quattro volte. Se lui, in quel frangente, aveva capito che era importante non lasciarle sole, chi di noi può tirarsi indietro?”.

Tutto inizia con un no: davanti al Parco della Favorita, centro di Palermo, un terreno suscita l’interesse di un c

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