Giornata Mare, Ami: “Blue economy e pesca sostenibile per nuovo modello sviluppo”

ROMA – In occasione della Giornata nazionale del Mare dell’11 aprile torna in primo piano il dibattito sul passaggio dalla ‘green’ alla ‘blue economy’, prospettiva che trova nell’osservazione dei processi naturali un nuovo paradigma di gestione delle risorse e della produzione. Ne è convinto anche Alessandro Botti, presidente dell’associazione Ambiente Mare Italia (Ami), che guarda alla ‘blue economy‘ come a “un modello di riferimento basato su durabilità e rinnovabilità– spiega in un’intervista all’agenzia di stampa Dire- perché permette di passare da un’economia lineare in cui ‘tutto si produce perché tutto si consumi’, a un’economia circolare, in cui ciò che si produce è già pensato per essere materia di ulteriore utilizzo”.

Ma come si può passare dalla cultura dell’usa e getta e dell’obsolescenza programmata a quella del riciclo e del riutilizzo delle risorse, senza subire contraccolpi? Guardando alle “infinite potenzialità” della ‘blue economy’, in cui, una buona fetta del vantaggio, “oltre alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente naturale”, consiste proprio nella “creazione di nuovi posti di lavoro e professionalità”, mettendo al centro proprio “il mare- osserva Botti- Dobbiamo investire in infrastrutture che permettano non solo una pesca e un’acquacoltura più sostenibili o un trasporto mercantile che non abbia impatto a causa degli sversamenti di liquami, dell’uso di combustibili non raffinati o dell’inquinamento acustico- continua- ma che possano cogliere le grandissime opportunità che il mare offre, ad esempio, nella produzione delle energie rinnovabili”.

LEGGI ANCHE: Ami si rivolge al Governo Draghi e lancia le azioni Salva Mare

Come dimostra “il più grande parco eolico offshore del mondo inaugurato nel Mare del Nord nel 2019– osserva il presidente di Ambiente Mare Italia- o la stagione positiva che sta vivendo il mondo della pesca, anche in Italia, sempre più orientato in favore della sostenibilità”, con “l’attenta scelta degli stock ittici in base alle aree di cattura e ai periodi, ai metodi di cattura a basso impatto, alla riduzione dell’inquinamento dei mezzi utilizzati e all’eliminazione della plastica rilasciata nell’ambiente”. Esperienze incoraggiate dalla Commissione europea, che negli ultimi anni proprio sul mare e sulla pesca sostenibile ha incentrato alcuni dei più importanti obiettivi green da raggiungere nel medio e lungo periodo,

 » Continua a leggere su DIRE.IT…