“L’Italia negli ultimi 25 anni ha esportato armamenti verso 123 paesi, superando in diverse occasioni l’Alleanza atlantica. Sono state vendute armi a regimi autoritari come l’Egitto, l’Arabia Saudita e l’Eritrea”
ROMA – “Chiediamo di utilizzare una parte delle risorse del Recovery Plan per limitare l’industria degli armamenti, riconvertendo la produzione, o parti di essa, verso altre filiere che rispettano i diritti umani. Si pensi, ad esempio, al settore della transizione ecologica che ha bisogno di investimenti importanti per lo sviluppo di tutti gli ambiti collegati a questo processo”. A dirlo è Giulia Groppi, Lobbying and Policy Senior Officer di Amnesty International Italia, intervistata dall’agenzia Dire.
“L’Italia- aggiunge Groppi- negli ultimi 25 anni ha esportato armamenti verso 123 paesi. In diverse circostanze ha accresciuto il proprio export grazie a partner commerciali di paesi che sono caratterizzati da regimi autoritari che non tutelano minimamente i diritti umani. La riconversione consentirebbe ad altre filiere di crescere dal punto di vista produttivo e non metterebbe a rischio posti di lavoro. Quest’ultimo aspetto è stato utilizzato ad arte dalle grandi aziende produttrici di armi, un autentico ricatto occupazionale che è stato sempre accettato dai governi che si sono succeduti nel tempo”, conclude la rappresentante dell’Organizzazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani.
LEGGI ANCHE: Beretta (Opal): “Licenze armi troppo facili, dubbi su attività sportive”
AMNESTY: “OBBLIGO COMUNICARE ACQUISTO A CONVIVENTI, LEGISLATORE INTERVENGA“
“Sul tema della detenzione legale di armi l’Italia non ha ancora un quadro normativo coerente. I dati sulle licenze, inoltre, vengono comunicati soltanto a riviste settoriali. Manca trasparenza sia sul numero di armi detenute che sulle licenze”. Questo il monito lanciato da Groppi.
Nel nostro Paese continua a crescere il numero dei femminicidi e degli omicidi che si consumano all’interno delle mura domestiche. Secondo i dati dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Opal) di Brescia, infatti, rimangono costanti gli omicidi in famiglia e le vittime sono in maggioranza donne con una percentuale di oltre l’80%.