Ridolfi (Link 2007): “Serve un ‘recovery plan’ africano”

ROMA – “L’Europa e l’Africa sono continenti integrati e complementari e devono uscire dalla crisi innescata dalla pandemia insieme. Ecco perché serve un ‘recovery plan’ africano”. Comincia così l’intervista della Dire con Roberto Ridolfi, da poco nominato presidente di Link 2007, associazione che riunisce alcune tra le principali ong italiane. Ridolfi, che ha ricoperto incarichi come diplomatico e dirigente nella cooperazione allo sviluppo in Africa e nel Pacifico, per l’Onu e l’Unione europea, avverte: “Nessuno si salva da solo. In molti lo hanno ricordato in questi mesi di pandemia. E’ bene che i governi e l’Ue lo capiscano e non interrompano gli aiuti allo sviluppo. Purtroppo però i segnali sono negativi”. Il pensiero va subito all’Italia: “La legge di bilancio appena approvata– osserva Ridolfi- non ha dato priorità alla cooperazione, e purtroppo questa è una tendenza che accomuna molti Paesi”.

L’Italia, come altri “giganti” europei, sta però perdendo terreno: le aziende chiudono, la disoccupazione aumenta. Come convincere i cittadini che bisogna usare il denaro pubblico anche per sostenere Paesi terzi? “L’economia è integrata” risponde il dirigente. “Le risorse per famiglie, imprese e artigiani ci sono, ma se abbandoniamo lo sviluppo degli altri Paesi saremo circondati da un mondo più fragile e indifeso. L’Europa – come l’Italia – deve rimanere aperta”. D’altronde, sottolinea Ridolfi, “è in Africa, e non in Europa, che sta avvenendo una crescita economica e demografica sostenuta. L’Europa può contribuire a rendere questo processo sostenibile, rispondendo alla necessità di nuovi investimenti”. Una strategia che Link 2007 ha formalizzato lanciando a settembre il ‘Release G20’ a partire dalla presidenza italiana del G20. Per il dirigente “è un’occasione da cogliere per il nostro governo. Dobbiamo immaginare un ‘recovery plan’ o un ‘decreto ristori’ per i Paesi in via di sviluppo attraverso la riduzione o la sospensione del debito dei paesi in via di sviluppo”. Denaro che, continua Ridolfi, potrebbe confluire in un fondo da impiegare per le necessità di base di quei Paesi: economia, scuola, sanità e non ultimo i vaccini contro il Covid-19.

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