La Croce Rossa Internazionale ha raccolto 3.000 richieste di informazioni sui propri cari, irraggiungibili a causa del conflitto
ROMA – Nella regione etiope del Tigray combattimenti sono segnalati alle porte del capoluogo Macallè, città da mezzo milione di abitanti. Sebbene il primo ministro Abiy Ahmed ieri abbia confermato la presa della città, i vertici dell’amministrazione ribelle del Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf) hanno fatto sapere che i propri uomini stanno continuando a combattere.
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Le comunicazioni risultano ancora tagliate quindi è difficile verificare la veridicità delle informazioni che provengono dalle due parti. Stando a quanto ha riferito Abiy, le forze tigrine si starebbero raggruppando poco lontano dalla città e la maggior parte dei combattenti che hanno lasciato Macallè si starebbero arrendendo all’esercito federale. Il capo del governo ha inoltre dichiarato che, dato che i combattenti sarebbero usciti portando con sé le famiglie e i soldati dell’esercito etiope fatti prigionieri, non è stata usata violenza contro di loro.
SECONDO LA BBC SONO STATI LIBERATI 4.000 PRIGIONIERI
Il capo del Tplf, Debretsion Gebremichael, fino all’inizio del conflitto al governo della regione, ha negato questa ricostruzione, assicurando che le forze tigrine sono tuttora impegnate “contro gli invasori”. Ha quindi confermato alla stampa internazionale che ha lasciato la città e che ora si troverebbe poco lontano dal capoluogo. L’emittente Bbc, citando i vertici del Tplf, riporta il rilascio di oltre 4.000 soldati federali che le forze tigrine avevano catturato quando avevano attaccato una base militare federale, a inizio novembre. Questo confermerebbe così “l’incidente” a cui il governo di Addis Abeba avrebbe risposto avviando l’operazione militare per destituire il governo del Tplf il 4 novembre.
IL BILANCIO DELLE VITTIME RIMANE INCERTO
Al momento il bilancio delle vittime resta incerto. La Commissione dell’Etiopia per i diritti umani – un organismo federale – ha però espresso preoccupazione sulla sicurezza delle popolazioni locali e ha fatto appello al governo affinché ripristini la corrente elettrica e le telecomunicazioni nella regione.