FOTO | Un reportage racconta le ‘belle’ storie del lockdown a Bologna

BOLOGNA – Volontariato, spese a domicilio, assistenza agli anziani, allenamenti di pugilato, viaggi in ambulanza, aziende aperte quasi 24 ore su 24 per contribuire, ognuno a suo modo, nella lotta contro il coronavirus; ma anche circoli culturali in difficoltà economica, riders che reclamano il loro diritto alla salute mentre lavorano, senzatetto rimasti sempre più isolati. Sono alcune delle storie raccontate in ‘Anticorpi bolognesi‘, reportage a cura dell’associazione Witness Journal che, attraverso fotografie, testi e grafiche ha voluto ‘fissare su carta’ i mesi più intensi dell’isolamento sotto le Due Torri.

STRADE VUOTE E SOLIDARIETÀ

Non solo silenzio, strade vuote e tristezza, ma anche solidarietà e buone pratiche nate proprio per aiutare i soggetti più fragili ed emarginati durante il lockdown. Le foto che raccontano il lockdown sono suddivise in 13 capitoli e accompagnate dai testi di Sara Forni, giornalista della ‘Dire’, dalle illustrazioni di Luca Ercolini e dalle grafiche di Vittorio Giannitelli, da oggi sono più ‘concreti’ grazie ad un libro edito da Pendragon, disponibile in libreria e online.

“Abbiamo raccontato non tanto l’emergenza, quanto le storie di chi si è messo in gioco sostenendo gli ultimi, azioni concrete che la rete sociale bolognese ha attivato fin dal primo giorno di chiusura totale- spiega il fotografo Giulio Di Meo, anche presidente di Witness Journal- abbiamo documentato questa dura esperienza per evitare che resti solo un ricordo, nella speranza che rappresenti un punto di partenza per cambiare molti ostacoli sociali che l’emergenza ha messo in luce e accentuato”.

“BOLOGNA SI È SPENTA MA IL TESSUTO SOCIALE HA COMINCIATO A MUOVERSI”

Bologna, secondo gli autori del libro, “in poche settimane si è trasformata in una città muta, pervasa da una solitudine angosciante. La pandemia l’ha messa in silenzio”. Ma l’obiettivo di ‘Anticorpi Bolognesi’ invece è mostrare come “il tessuto umano bolognese ha iniziato a muoversi, dando vita a una serie di iniziative di comunità, di buone pratiche imprenditoriali, individuali e collettive”, spiega Di Meo.

IL 10% DEI RICAVI DEL PROGETTO ANDRÀ ALLE CUCINE POPOLARI

Un intero capitolo è dedicato alle mense delle Cucine popolari di Bologna, alle quali andrà il 10% del ricavato delle vendite del libro. Bologna “sa accogliere e trasformarsi, ricordare e non commiserarsi.

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