A Bologna i collettivi vogliono manifestare anche col divieto, il Comune ‘chiama’ la Polizia

BOLOGNA – Manifestazioni di ogni tipo vietate in centro dal sindaco di Bologna Virginio Merola e collettivi intenzionati a scendere in piazza ugualmente. Succede a Bologna, dove si preannuncia un sabato di tensione dopo i disordini dello scorso weekend, quando il corteo di centri sociali, antagonisti e riders è finito con tensioni e e scontri con la Polizia.

I centri sociali, infatti, hanno detto chiaro e tondo che domani, sabato 14 novembre, vogliono manifestare comunque. E il Comune di Bologna, a questo punto, si è mosso per allertare le forze dell’ordine. “Abbiamo ribadito anche ieri al comitato di ordine pubblico la necessità di interventi per evitare che ci siano situazioni in cui vengano commessi atti illeciti”, dice l’assessore alla Sicurezza Alberto Aitini. “Abbiamo risollecitato le Forze dell’ordine perchè tutte le misure vengano messe in campo”.

È stato il leghista Umberto Bosco a sollecitare l’amministrazione sull’argomento, in vista di sabato. Cosa ha in mente la giunta? “La legge prevede- risponde Aitini- che l’eventuale svolgimento di questa annunciata manifestazione di protesta costituisce materia di competenza dell’autorità di pubblica sicurezza, quindi di fatto della Questura, che ha già disposto idonee misure di prevenzione e contrasto alla possibile commissione di atti illeciti”.

I vigili, in ogni caso, saranno a disposizione delle forze dell’ordine in caso di necessità. Per Bosco “serve una risposta forte perchè queste persone se ne fregano. Temo- aggiunge il consigliere comunale del Carroccio- non subiscano il fascino delle regole, queste manifestazioni le faranno e noi affronteremo le conseguenze sociali del loro comportamento irresponsabile”.

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I COLLETTIVI: “SE LE STRADE DELLO SHOPPING SONO APERTE NOI SCENDIAMO IN PIAZZA”

Questo il messaggio lanciato ieri dai collettivi: se i negozi e le vie dello shopping rimangono aperte e attraversabili, allora continueranno anche le manifestazioni “di espressione politica e della democrazia”, hanno scritto gli attivisti del collettivo Labas e del centro sociale Tpo. “Finché la nostra regione non passerà in zona rossa o finché non verranno prese decisioni sensate che non vadano a minare la libertà di manifestare- si leggeva in un post facebook- non ci sono i presupposti per ammutolire le nostre voci”.

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