AGI – L’appuntamento è di quelli a cui non si può mancare: ore nove nel cortile della scuola. “Rivedrai tutti i compagni che non vedi da dieci giorni, non sei contenta?”, “Sì, ma io non voglio fare il tampone”.
È difficile spiegare a una figlia di 5 anni cosa vuol dire fare il tampone. A casa ha ascoltato telefonate, discussioni tra i genitori ed ha capito benissimo di che si tratta. “Ma non è niente, l’ha fatto pure papà, sai? Si sente un piccolo solletico nel naso, niente di che, davvero niente rispetto alle punture”. “Sì però, io non voglio fare il tampone”.
Sono più di dieci giorni che la nostra piccola si trova a casa, non è potuta uscire per isolamento fiduciario, come lo hanno chiamato. Poi quasi al termine delle due settimane di isolamento la Asl si è decisa a comunicare all’istituto scolastico, un plesso di Roma dove sono presenti classi dalla scuola dell’infanzia fino alle elementari, che anche per le classi della materna si imponeva la quarantena, dal 2 al 6 novembre, cinque giorni in tutto.
“Forse hanno trovato altri positivi oltre alla prima suora, dicono che un’altra suora è risultata positiva. Forse anch