L’omicidio di Paolo Borsellino 29 anni dopo, un punto

AGI – Un depistaggio che non è mai finito. Nuove indagini, processi, ex pentiti che tornano alla ribalta… Un’ombra lunga che ancora non è stata dissolta. Cinquantasette giorni separano la strage di Capaci del 23 maggio 1992 da quella di via D’Amelio del 19 luglio. Ventinove anni i due eccidi da una verità piena la cui ricerca è ancora in corso tra nuove e false piste. Un tempo tragico, oscuro e colmo di tensione. Gli attentati contro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si consumarono in un contesto di incapacità e complicità che va ben oltre il livello della mafia, in un quadro, certificato da una sentenza, di “colossale depistaggio”.

Entra la corte

Il verdetto del processo Stato-mafia è del 20 aprile 2017. “Uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”, lo definì la Corte d’assise di Caltanissetta, nelle motivazioni della sentenza, lunga quasi duemila pagine e depositata nell’estate del 2018. A novembre 2019 si è concluso in appello il quarto processo per la strage di via D’Amelio, confermando la condanna all’ergastolo per i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati il primo come mandante e il secondo come esecutore della strage, e a 10 anni per i falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. Dichiarato estinto per prescrizione il reato di calunnia contestato a Scarantino.

“Altri soggetti e gruppi di potere”

Per quei giudici “non sussiste alcuna prova che consenta di collegare la trattativa Stato-mafia con la deliberazione della strage di Via D’Amelio”. Secondo la Corte d’appello nissena, “la strage di via d’Amelio rappresenta indubbiamente un tragico delitto di mafia, dovuto a una precisa strategia del terrore adottata da Cosa nostra, in quanto stretta dalla paura e dai fondati timori per la sua sopravvivenza a causa della risposta giudiziaria data dallo Stato attraverso il Maxiprocesso, nato anche, da una felice intuizione dei giudici Falcone e Borsellino”.

“Ogni tentativo della difesa di attribuire una diversa paternità a tale insana scelta di morte e di terrore – proseguono i giudici – non può trovare accoglimento, potendo, al più, le emergenze probatorie indurre a ritenere che possano esservi stati anche a

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