AGI – Per capire perché centinaia di persone abbiano sfidato impavide il solleone di mezzogiorno per guardare in piedi il funerale di Raffaella Carrà sul maxischermo allestito in piazza del Campidoglio, a pochi metri dalla basilica di Santa Maria, anziché approfittare della diretta di Raiuno dal comodo divano di casa. Per comprendere pure perché gli stessi devoti alla regina della tv italiana per salutare il suo feretro nei giorni precedenti al funerale si siano rassegnati a una coda che dalla sala della Protomoteca arrivava a piazza Venezia, piombando a Roma da tutta Italia, via treno e anche via pullmann.

Enzo Paolo Turchi
E, ancora, per capire perché alla signora di “Rumore”, caso unico nella storia degli artisti che ci hanno lasciato, dopo un corteo funebre a tappe negli studi Rai che lei ha fatto grandi, sia stata dedicata nella Protomoteca del Campidoglio una camera ardente aperta per quasi tre giorni, solo due in meno di lady Diana, esposta a St James Palace nel ’97, forse vale la pena sottolineare che come la “principessa triste” anche la regina allegra della televisione italiana era una “principessa del popolo”, capace di abbracciare con il suo sorriso e la sua energia gente comune e personaggi celebri, di unire religiosi