Il ministero della Salute, su indicazioni del Comitato tecnico scientifico (CTS), ha deciso ufficialmente di non utilizzare più il vaccino di AstraZeneca per i più giovani, perciò nelle prossime settimane un milione di persone sotto ai 60 anni riceveranno la seconda dose di vaccino Pfizer-BioNTech o Moderna. La somministrazione di vaccini realizzati con tecnologie differenti (AstraZeneca a vettore virale, Pfizer e Moderna con mRNA) si definisce “vaccinazione eterologa”, una scelta che sta facendo discutere, anche in ambito scientifico e sanitario, perché comporta l’adozione di un protocollo diverso da quelli finora autorizzati dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA).
Negli ultimi mesi la vaccinazione eterologa è stata sperimentata in alcuni Paesi ma i dati disponibili sono ancora pochi, sebbene non abbiano fatto emergere elementi di preoccupazione, fino ad ora.
Molte le domande e i dubbi sul web: come funziona l’immunizzazione procurata da due vaccini diversi? Quali e quanti dati abbiamo a supporto dell’efficacia della vaccinazione eterologa? E’ davvero sicura? Gli esperti restano divisi tra chi giudica positiva questa soluzione e chi invita ad un approfon