Le tracce di sangue di uno sconosciuto al centro delle nuove indagini sui due omicidi ragusani

AGI – Un pezzo d’antiquariato che vale un milione di euro, un furto misterioso, il gruppo sanguigno di uno sconosciuto e due omicidi così lontani e così vicini, ai quali se ne potrebbe aggiungere un terzo. Ecco cosa emerge dai due cold case e dalla riapertura delle indagini – anticipata da AGI il 7 giugno scorso – sull’omicidio di un ingegnere, Angelo Tumino, in una provincia siciliana che, all’apparenza, si mostrava più tranquilla delle onde del bellissimo mare che ne lambiscono le coste estive, Ragusa. E quello conseguente del giornalista Giovanni Spampinato.

Riaprire le indagini su un omicidio dopo 49 anni, delitto rimasto senza autori, mandanti né movente, richiede un esercizio di lettura particolare. È un giallo.

I due omicidi turbarono la quiete iblea nel 1972. Quello dell’ingegnere, su cui indagava il giornalista dell’Ora il 25 febbraio. Quello del giornalista, otto mesi e due giorni più tardi, il 27 ottobre. Riannodando i fili dei due casi, si trovano tanti punti oscuri, incredibilmente lasciati tali nell’immediatezza dei fatti. E si comprende come il giornalista fosse più avanti di quanto le indagini avessero (o volessero?) dimostrato.

La certezza, forse l’unica, fu che

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